top of page

Testimonianze

Silvia

Settembre 2023

Mi sono imbattuta nel cammino L'Alta Via delle Grazie navigando in Internet. Le mie ultime vacanze le ho trascorse così, zaino e ... gambe in spalla e anche questa volta ho pensato di intraprendere un'altra esperienza in solitaria misurando la strada giorno per giorno. La presentazione del cammino mi ha subito colpito per la puntualità nella descrizione, l'abbondanza e la completezza delle informazioni. Si intuisce subito che non si tratta di una passeggiata: è un cammino di fatica, che a me richiama sempre le parole: introspezione, riflessione, messa in gioco. È la mia sfida di quest'anno mi sono detta e ci voglio provare. Pochi giorni prima della partenza Gabriella mi ha contattato per fare i primi km insieme, per me un onore e un privilegio inaspettati che mi hanno accompagnato poi durante tutto il percorso, perché giornalmente ho avuto una compagna di cammino a distanza che mi dava consigli, mi suggeriva alternative in caso di maltempo, mi supportava sottovoce e faceva il tifo per me. Ed ogni fine tappa era un traguardo che sì miravo a raggiungere, ma era un malinconico "punto" che mettevo alla giornata che avrei voluto fosse infinita, perché ricca di emozioni, di panorami bellissimi e struggenti, di incontri commoventi con le persone incrociate lungo la strada e che si interessavano alla mia "avventura". Ogni giorno uguale nell'entusiasmo e nella tenacia nell'affrontarlo, di arrivare in fondo, di farcela con le proprie forze; ogni giorno interpretato come una sfida con se stessi, con l'aspettativa - mai delusa - che sarebbe stato un giorno ricco di meraviglia. E ogni giorno lo ricorderò con le sue particolarità legate all'uomo e alla natura: le sue parole (il buongiorno e l'arrivederci commosso del mattino con gli amici delle accoglienze; il benvenuto caloroso e rassicurante della sera), i suoi incontri (durante il cammino; a fine giornata i momenti umanamente più emozionanti nella condivisione di quanto vissuto con chi conosce e capisce come stai, la stretta di mano vigorosa di chi sa leggerti dentro perché dà valore a quello che fai e che sei: una persona in marcia verso la meta, un pellegrino), i suoi odori (di aghi di pino e muschio, di bosco bagnato dalla rugiada e dalla pioggia, di piante aromatiche, di terra smossa dal lavoro contadino, di animali al pascolo, di preghiere e sudore intrisi nelle pietre antiche di santelle e santuari), i suoi colori (l'alba dorata dietro le montagne, il cielo blu terso oltre le cime degli alberi, le nuvole grige cariche di pioggia, il manto morbido e multicolore del sottobosco, le bacche rosso fuoco, il timido lilla dei ciclamini, il verde carico dei prati territorio incontrastato delle mandrie al pascolo), i suoi suoni (i più teneri come il soffio degli asini e dei cavalli che cercano la mano che avvicino per accarezzarne il muso curioso, il crepitio delle foglie sotto i piedi, i rivoli d'acqua e gli scrosci di piccole cascate), i suoi silenzi pesanti e profondi (del bosco, che ti osserva e che con umiltà e rispetto attraversi, ne avverti lo spirito avvolgente, che soverchia ma avvolge, in una carezza che infonde calma e distensione; nei grandi santuari e nelle piccole chiesuole di paese che personaggi anonimi ma splendidi ed esemplari, accudiscono e ti permettono di ammirare, vigilandone l'apertura) la sua fatica, le sue salite e le sue cime, le sue discese e le sue vallate immense, il suo carico di umanità. Che ammiri dalle vette, che sembra forte e indistruttibile, ma che proprio da quell'altezza appare molto fragile.

IMG-20231018-WA0008.jpg

Paola

Dal 16 al 30 Luglio 2023

Mi presento: sono Paola Gamberini, sono un'amante del cammino con zaino in spalla e quest'anno dopo che un amico mi ha fatto conoscere l'Alta via Delle Grazie ho deciso di partire portando con me tutti i miei dubbi ,paure, perché sola.Siamo in Italia ed è impossibile trovare un cammino con solo ospitalità pellegrine a donativo, invece sull'Alta via Delle Grazie è possibile e alcune sono uniche.Quello che i vostri occhi vedranno non ci sarà foto che potrà immortalare e le persone che incontrerete saranno uniche, poi dipende dalla vostra voglia di comunicare ,io parlo con tutti!! 13 tappe una più bella dell'altra e nonostante qualche giornata brutta me la sono cavata abbastanza bene..vi posso dare solo un consiglio: partite e non ve ne pentirete...un abbraccio a tutti i pellegrini... Paola

Luca

Maggio 2023

“Omnia tempus habent, 

et momentum suum cuique negotio sub caelo” 

Ecclesiastes 3, 1 

 

“Tutto ha il suo momento,  

e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.” 

Qoèlet 3, 1 

 

Ricordo la prima volta che ho sentito parlare dell’Alta Via delle Grazie: era l’autunno del 2018 ed ero appena tornato dal mio primo Cammino (verso Santiago de Compostela, ovviamente!), quando qualcuno mi fece leggere un articolo del L’Eco di Bergamo che dava notizia di una nuova via di pellegrinaggio, tutta, o quasi, in terra bergamasca, che collegava diversi santuari della provincia; lo descriveva come “il Cammino di Santiago orobico”.

Sinceramente lo snobbai e mi dissi che una tale iniziativa non aveva senso perché non poteva reggere il confronto con il più tradizionale e il più classico dei pellegrinaggi. Insomma, non avevo tempo da perdere per una cosa del genere e non avrei mai investito due preziosissime settimane di ferie per “una roba” fatta in casa, un viaggio nella mia provincia che ad andar bene avrei definito un affare da pensionati che avevano tempo da buttare. Liquidai questa Alta Via delle Grazie sostenendo che c’erano ben altre destinazioni degne di nota che meritavano il mio tempo.

 

Non potevo pensare una cosa più sbagliata di quella!

 

Ci sono voluti cinque anni (e molti altri cammini in Spagna e in Italia) prima che la Provvidenza mi convertisse da quel pregiudizio e seminasse in me l’idea di percorrere questo Cammino.

 

Ci provò senza successo una prima volta nel 2021 quando all’improvviso mi diedero una decina di giorni di ferie. In quell’occasione, non avendo idee (e onestamente anche poche risorse) pensai di poter ripiegare all’ultimo sull’Alta Via delle Grazie.

 

Fu in quel settembre, quindi, che, dopo aver letto qualche informazione sul sito internet dell’Alta Via, iniziai ad organizzarmi e telefonai per la prima volta a Gabriella per avere qualche notizia in più.

Di quella telefonata mi ricordo ancor oggi la durata, il calore e la promessa: un’ora di cellulare in cui ho avuto le stesse belle sensazioni degli incontri lungo la via di Santiago, con le storie che si intrecciano, i consigli che si scambiano, i racconti dei pellegrinaggi di entrambi, la nostalgia del Cammino, e infine promessa che mi avrebbe raggiunto sull’Alta Via delle Grazie per fare qualche passo assieme.

 

Ma la Provvidenza non era per nulla d’accordo con me, e forse non lo era proprio perché avevo pensato a questo pellegrinaggio come un ripiego, peraltro concentrato in dieci giorni anziché due settimane, con l’ansia e la fretta di accorciare le tappe.

Fu quindi così che, mentre uscivo di casa sotto un caldo sole splendente di un pomeriggio di fine settembre, nel mio cuore e nella mia mente si addensavano invece grossi nuvoloni scuri come i miei pensieri che raggelarono il mio entusiasmo e rabbuiarono il mio umore e dopo una notte insonne a Bergamo, mi fecero riprendere la via di casa rinunciando all’ultimo momento alla partenza (e salvandomi da due settimane di piogge ininterrotte).

 

Il tempo giusto e il momento favorevole sono arrivati in questa primavera del 2023 in cui finalmente ho compiuto l’impresa.

 

E quello che resta nello zaino, negli occhi e nel cuore dopo questi passi sono quei paesaggi e quei panorami che non pensavo che potessero apparirmi così belli anche se (o forse proprio perché) così vicini a casa: la Maresana e il Canto Alto che sono letteralmente a due passi, l’aspra vetta della Cornagera con il suo “Buco” lunare, la vista che dal Poieto si stende sulle cinque terre della Val Gandino, la dolce discesa della Val de Gru e la Valvertova con i suoi giochi d’acqua e le sue cascate, il giro della Val del Riso con lo sguardo che dai suoi boschi si apre sull’alta Valle Seriana, e poi ancora più su fino a tornare su quei sentieri che da ragazzo mi portavano alle cascate del Serio e ai rifugi delle Orobie per poi arrivare al confine e alla sommità del Passo della Manina al cospetto di sua maestà la Presolana, e poi scendere la val Borlezza e godersi la quiete del Lago d'Iseo e la gita a Montisola per poi riprendere la salita su fino alla Malgalunga sui passi dei Partigiani e ridiscendere a Gandino con le sue mille chiese e le cento uova, e infine riconquistare Bergamo, che dallo Zuccarello sembra così vicina e invitante… e tutto questo incastonato tra le perle dei santuari, uno più bello dell’altro, che come i grani di un rosario compongono la corona del Cammino dell’Alta Via delle Grazie.

 

E poi l’ospitalità e gli incontri.

Sì, perché in questo Cammino “casalingo” la vera differenza l’hanno fatta gli incontri: quello con don Valentino che apre la Via con la benedizione, quello con Gabriella che ti scorta per due tappe e a fine giornata ti chiede notizie del “suo” Cammino come se fosse un suo figlio, quello con gli occhi buoni di Antonio, quello con Serena e Amedeo orgogliosissimi della storia della loro Novazza, quelli con gli amici di sempre che ti raggiungono per accompagnarti per un pezzo di strada o per farti compagnia alla sera per una birra, quello con gli abitanti del posto o di altri camminatori che ti incontrano e scoprono che sei un pellegrino e allora ti confidano i loro problemi, ti raccontano le loro avventure e ti chiedono una preghiera. E poi gli incontri ancora più intensi con i testimoni che ti aspettano lungo la strada: con la profonda spiritualità del beato Tommaso a Olera, con la fama di santità del prete di Bani, con la silenziosa obbedienza di don Antonio Seghezzi, con il sangue versato dei beati Alessandro Dordi a Gromo San Marino e Pierina Morosini a Fiobbio di Albino e con l’esemplare carità delle sante Bartolomea e Vincenza a Lovere e le loro suore.

 

E quindi la meta a Bergamo, la mia città tanto amata, che dopo due settimane di Cammino e di felice fatica è ancora più bella e affascinante e che ti attende con la gloria finale della Grazia consegnata dalle mani del Priore don Gilberto nella basilica di Santa Maria Maggiore, che ormai per me è quasi una seconda casa.

 

E infine c’è ancora (e sempre) lei: la Provvidenza, che non puoi far altro che ringraziare per averti regalato questo Cammino, per avertelo fatto sognare, per avertelo fatto attendere, per essere stata generosa compagna di viaggio e per averti aspettato alla sua conclusione.

Claudia

Aprile 2023

Il Cammino dell’Alta Via delle Grazie è stato il mio primo cammino.

Sono bergamasca, conosco la Val Seriana e le Valli laterali ma non certo così bene.

Uno dei motivi che mi ha spinto a percorrerlo è stato quello di conoscere meglio il mio territorio e di entrare in contatto con le persone che ci vivono.

Sicuramente un’esperienza al di sopra delle mie aspettative, per la bellezza del territorio,  per la scelta del percorso ma soprattutto per l’accoglienza che mi è stata dimostrata sia da chi mi ha ospitato che da coloro che ho conosciuto casualmente passando nelle vie dei paesi.

Spesso si pensa ai bergamaschi come persone chiuse, invece questo Cammino è proprio la dimostrazione della capacità di accogliere con cura e attenzione verso l’altro in modo semplice e sincero.

E’ un territorio che offre tantissimo dal punto di vista paesaggistico, di arte e cultura ma sicuramente l’accoglienza è il valore aggiunto inestimabile.

Si percepisce la volontà, sia da parte di chi l’ha tracciato che delle persone che ci vivono, di valorizzare un territorio che ha tanto da offrire  e da scoprire.

Ho percorso da sola il Cammino in 13 tappe consecutive, sicuramente la miglior opportunità per apprezzarlo  completamente ma non sempre si ha questa possibilità, consiglio comunque di dedicare qualche giorno consecutivo e non solo la giornata isolata per poter vivere questa esperienza al meglio,  dedicando la stessa attenzione che chi accoglie ci rivolge.

Grazie a Gabriella per l’impegno e la perseveranza nel tenere vivo il Cammino e a tutti coloro che accolgono per il tempo e la cura che dedicano.

Arnaud

Aprile 2023

J’ai eu l’occasion de marcher sur l’Alta Via Delle Grazie à la mi-mars 2023. C’était donc hors saison, avec pour principale conséquence que beaucoup de refuges et hôtels étaient fermés (ouverts à partir d’avril). J’ai donc planifié un parcours de 6 jours de marche, en suivant certaines étapes du guide et en mixant certaines autres étapes, de façon à trouver à chaque fois un logement.

 

J’ai eu la chance d’avoir une météo superbe. Et très peu de monde sur les sentiers (ce que j’apprécie plutôt, étant de nature solitaire ;-) ). 

 

Le parcours est superbe ! A part quelques tronçons sur les routes et rues, les sentiers sont très beaux et les paysages de moyenne montage sont magnifiques. A cela s’ajoute des petites villes et villages souvent charmants.

 

Attention, le niveau est assez exigeant. Les indications du guide sont très justes. Quand il est indiqué que c’est difficile, vous pouvez le croire ! En cela, et pour de nombreux autres informations pratiques, le guide est très bien fait. J’ai d’ailleurs eu l’occasion, à la fin de mon parcours, de rencontrer l’auteure, Gabriella, passionnée par ce beau chemin. C’est elle qui l’a créé, conçu, balisé, et qui le raconte si bien dans son guide. Du beau travail pour une très belle randonnée ! Ah oui, et mention spéciale aussi à Matteo, du Grem Bike Hostel à Premolo, et son accueil super chaleureux. 

Angelo e Paola

Agosto 2022

Io e mia moglie Paola abbiamo completato l’Alta via delle Grazie da pochi giorni e già abbiamo nostalgia dei sentieri, delle mulattiere, dei bar di paese dove ci fermavamo a prender qualcosa di fresco, abbiamo nostalgia dei meravigliosi paesaggi che ci si aprivano dopo una curva o una salita nel bosco. Ci manca la genuinità, la generosità e lo sguardo semplice e dolce della gente bergamasca sempre pronta a darsi da fare per aiutarci o per scambiare due parole appena vedevano due “anime in pena” avanzare sotto il peso degli zaini e appoggiati alle loro bacchette.

Di cammini ne abbiamo fatti, ma questo è il migliore da un punto di vista paesaggistico e di accoglienza, ci siamo sentiti parte di una grandissima famiglia e sempre al sicuro ovunque andassimo.

L’arrivo a Bergamo è stato meraviglioso e pieno di emozione, la cornice artistica è stupenda! Così come la cerimonia nella Basilica di Santa Maria Maggiore e la consegna della Grazia.

Molti posti e molte persone ci sono rimaste nel cuore, come Roberto della Locanda a Parre e la signora Anna Serena a Novazza, se tutte le persone del mondo fossero come loro scoppierebbe la pace in un istante.

In ultimo, un ringraziamento, vero e profondo per te Gabriella, che hai creato e che stai portando avanti, oramai purtroppo da sola, questo cammino. Ci hai chiamato durante le tappe per sapere se stavamo bene e se avevamo trovato alloggio, ci hai dato moltissimi consigli ed è stato piacevole incontrarti di persona e vedere la passione e l’entusiasmo che metti in questo progetto.

Vai avanti così. Non mollare.

Grazie per le emozioni che ci hai regalato…

Michele Plescia

Luglio 2020

Luglio sta per finire ed è tutto pronto per il cammino del Nord di Santiago e per andare a fare surf.

La vita non è però sempre come te la aspetti: a pochi giorni della partenza la situazione sanitaria in Spagna cambia i tuoi piani.

Mentre stai cancellando a malincuore il tuo volo per San Sebastian, ti tornano in mente quelle parole di don Valentino dette quasi per scherzo in una cena tra amici: “visto che ti piace camminare, perché non vai a fare l’Alta Via delle Grazie?”. Ricordi di aver cortesemente declinato l’invito pensando in cuor tuo: “se devo fare un Cammino piuttosto vado a Santiago ...”.

Poi però, vista la situazione, fai una breve ricerca su Google. Questa “alta via” sembra interessante...: 315 km in quota, 13 giorni di cammino, ospitalità in santuari e monasteri in mezzo alle montagne...

La decisione è presa. Si parte. E il cammino inizia subito col botto: durante la tradizionale benedizione del pellegrino alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie realizzi che è proprio il giorno di Santiago (25 luglio)!

Immediatamente, vieni proiettato in un mondo incontri inaspettati con le persone che Dio ti mette sulla strada nella cornice dei paesaggi splendidi attraverso molteplici luoghi di devozione popolare mariana.

La sera prima della partenza, dopo la benedizione, vai a cena con don Valentino a cui racconti la storia che ti ha portato lì.

A pranzo il primo giorno di cammino sei già ospite al Santuario della Madonna del Perello da don Roberto che ti ha preparato polenta fatta con il mais del suo orto e uno splendido arrosto, oltre a torte fatte in casa.

Il giorno dopo è invece la volta del santuario della Madonna del Frassino. Dormi in mezzo alle montagne. La mattina poi fai colazione alle 5.30 con il custode Boris e inizi subito a camminare nel bosco tra i caprioli.

Poi, qualche giorno dopo, a Parre andando alla ricerca del parroco per farti timbrare la credenziale del pellegrino [ndr: il “passaporto” che consente di accedere ai luoghi di accoglienza], fai una scoperta insolita: “dov’è il parroco?” chiedi. “È in campo coi ragazzi” è la risposta. Guardi nel campo da calcio ma non lo vedi. Poi il tuo sguardo viene attratto dal calcetto saponato e - mentre pensi a quanto sia pericoloso - guardi meglio e – cosa da non credere – vedi un ultrasessantenne che sta giocando: trovato il parroco di Parre... Il giorno dopo devi svegliarti alle 5.30, ma passi tutta la sera a parlare con lui che ti racconta del suo periodo in missione in Bolovia, del centro polifunzionale che ha costruito in quel paesino sperduto dove ha ospitato anche un concerto dei Nomadi! Quando è ormai mezzanotte, vai a dormire, stanco ma pieno di gratitudine!

Ma le sorprese non finiscono. Quando il giorno dopo sei in arrivo a Novazza, chiami Anna Serena che con Amedeo dà ospitalità ai pellegrini in quel paesino: “vieni che Pasquina [ndr. una amica che soggiorna nello stesso stabile] ha preparato le lasagne!”. Appena arrivi ti senti a casa. Anna Serena ti porta a vedere la chiesa dedicata all’Arcangelo Michele (“ti chiami Michele non puoi non vederla”). Poi scopri che in quel paesino di 130 anime pulsa un cuore pieno di passione per il mondo: nel cimitero le signore del paese hanno commissionato agli iconografi di Seriate un’immagine del Cristo risorto

disegnato secondo la tradizione ortodossa, che campeggia in quel camposanto dove vedi ancora vive le ferite della pandemia.

Il giorno dopo a malincuore dopo la colazione parti di prima mattina alla volta di Ardesio dove trovi ospitalità nella casa del pellegrino nel centro del paese, dove si sta svolgendo la nota rassegna enogastronomica DiVino. Anche qui l’accoglienza è fantastica. Fabrizio, ex sindaco della città, ti porta in giro per le vie cittadine e - davanti a un aperitivo - ti racconta della sua città dove la pro loco è stata presa in mano da un gruppo di giovani sotto i trent’anni affezionati al loro paese.

Il giorno dopo si riparte e le sorprese non finiscono. A Lovere vieni ospitato nel monastero delle Clarisse con camera vista lago e la sera resti a parlare un’ora e mezza con la superiora che ti racconta della sua vocazione e di come, stando chiusa in quelle quattro mura, ha incontrato più persone di quelle che avrebbe incontrato fuori. La sera e la mattina preghi con i i salmi insieme a loro. Ti senti così accolto che ti fermi un giorno in più lì da loro per fare un po’ di silenzio e ringraziare Dio della bellezza che ti ha regalato in questo cammino.

Anche a Gandino sei ospite delle suore (le Orsoline) e poi nell’ultima tappa ti fermi a Fiobbio dove prima di cena resti a parlare con il parroco oltre un’ora e “fai la conoscenza” della beata Pierina Morosiniche ha è rimasta nel cuore di quel paese.

Quando il giorno dopo fai il tuo ingresso a Bergamo non ti sembra vero di aver già fatto 13 giorni di cammino e 315 km.

Quando ti rilasciano la “Grazia” [ndr.: il documento che attesta il completamento del Cammino] nella Basilica di Santa Maria Maggiore, in Città Alta a Bergamo, sei pieno di gratitudine per chi questa via l’ha pensata e resa possibile e, soprattutto, a Gabriella che è stata sempre disponibile al telefono per qualsiasi necessità.

Prima, da riminese cresciuto sulla spiaggia con gli infradito, non sapevi neanche cosa fosse la val Seriana, e adesso ne hai già nostalgica, non solo degli splendidi paesaggi e della fantastica tradizione gastronomica, ma soprattutto dei volti dei santi, quelli in cielo (la val Seriana ha dato i natali a tanti di loro) e quelli... sulla terra che ti hanno accolto e fatto sentire sempre a casa.

Con questi ricordi negli occhi e nel cuore anche il lavoro che riprende non potrà più essere lo stesso.

Il Cammino di Santiago ... effettivamente, poteva attendere!

Alice

9 al 15

Maggio 2021

Ciao a tutti 

Mi chiamo Alice, da un po' di mesi mi sono soprannominata #aliceincammino❤️

Sono sempre stata amante della montagna, pratico trekking da anni ad un livello adatto alle mie capacità. Nella mia testa da un po' mi frullava l'idea di tirare fuori dal cassetto un sogno...e finalmente questo sogno si è avverato.

Il 9maggio2021 sono partita con Farovia (la mia guida top) per il cammino Alta via delle grazie. Come prima esperienza ho pensato di fare le 7 tappe. Ho camminato per un totale di 150 km oltre 6000 metri di dislivello in ascesa e altrettanto dislivello in discesa. È stata un esperienza meravigliosa , ho scoperto di avere una determinazione, una forza ,mi sono sentita da subito dentro in questo mondo stupendo che è il cammino. Ho visto posti meravigliosi,il cammino è stato realizzato molto bene , segnaletiche perfette con queste tavolozze sul percorso che leggendole ti commuovono ma nello stesso tempo ti danno la carica di andare avanti non mollare mai. E così ho concluso le mie 7 tappe con una grinta che non mi aspettavo. Finalmente ho la mia prima credenziale il mio primo testimonium . Il cammino ti gratifica ti da forza coraggio ,mi ha fatto scoprire un mondo nuovo il cammino fa bene al cuore e alla mente.

E si...mi sento pronta ...convinta che questa sarà la mia strada . Questo è il mio mondo il cammino il trekking le mie montagne. 

Grazie di ❤️ 

Ciao

Angelo,Ermanno e Piergiorgio

Maggio 2021

Ciao Gabriella 

Questa mattina abbiamo ritirato la Grazia.

Segno della fine del nostro cammino .

Un cammino condiviso, vissuto in modo semplice, pieno di bellezza, io e Ermanno e per un pezzo il nostro amico Piergiorgio abbiamo condiviso momenti di fatica ,riflessioni, e spensierata allegria .

Chiacchierare con la gente che incontravamo e spiegare cosa è questo cammino ,perché fare tanta fatica. Quando si arriva a fine tappa si incontrano delle belle persone che ci hanno accolto con un bel sorriso, senza chiedere nulla.

Gabriella ci hai donato dei momenti di gioia e condivisione 

GRAZIE 

Angelo, Ermanno, Piergiorgio 

Un abbraccio

Gastone Piacentini

Agosto 2021

Un viaggio tra consapevolezza del proprio io e simbiosi con la natura che induce a riflettere su se stessi.Da ragazzi si correva in lungo e largo attraverso la campagna, lungo stradine polverose fiancheggiate da alberi posti sulla riva di fossati o canali che impedivano allo sguardo di andare oltre i campi di erba, di frumento o granoturco. Ma si sa che per i bambini il paese è solo un posto come un altro, dove vive la famiglia, dove c'è la scuola e gli amici con cui giocare. Le montagne erano lontane, quasi invisibili, sicuramente irraggiungibili. Il primo approccio con le vette in età adolescenziale. Un ricordo indimenticabile. Camminate senza fatica, facilitati della gioventù, dalla spensieratezza e dall'incoscienza. Le cime erano le Dolomiti, ora patrimonio dell'umanità. Queste per me erano le montagne. Le nostre valli un enigma, nomi sentiti solo perchè qualche benestante del posto riferiva dei propri giorni  di villeggiatura o perchè qualche amico trascorreva in "colonia" il periodo delle vacanze estive. Luoghi ignoti per me della bassa pianura confinati nei ricordi, senza una precisa collocazione. La vita poi propone altre strade, mete turistiche lontane, ignorando ciò che è più facile raggiungere. Più tardi si scopre, per un desiderio arcano di voler conoscere il proprio territorio, le valli, ciò che sta sopra il capoluogo e quindi in fondo le proprie origini. Inevitabile un rimprovero ed un grande rammarico per non avere mai considerato ciò che ci sta accanto, per non avere mai indagato, visitato, percorso e quindi per non essersi resi conto, di un patrimonio così educativo, semplicemente perchè l'ingranaggio pubblicitario ci impone di trovare l'interessante altrove. Questo è parte di ciò che si conserva nel fondo del proprio inconscio, finchè improvvisamente arriva un preciso messaggio: preparati al "Cammino Alta via delle Grazie". Indicazione che racchiude in sè un messaggio permettendo di realizzare un bisogno che faticava a trovare un appagamento, tanto più se questa comunicazione provienie dal proprio figlio. Un invito che  rappresenta per un padre  il compimento di un grande sogno. Fare un cammino, permette di approfondire la conoscenza di se e di chi ti sta vicino, senza le interferenze dei ritmi della abituale quotidianità, sperimentare la fatica, conoscere luoghi e percorsi del territorio, colmando una lacuna; elementi e valori che chiariscono il senso dell'esistenza, credendo ai quali l'uomo spende tutta la vita. Inevitabile il periodo di preparazione e di approfondimento del percorso. Questo si deve alla determinazione di Giovanni Battista Merelli (detto Giamba) (scomparso prematuramente per la sua temerarietà nel recente febbraio) e Gabriella Castelli che ora con ostinazione tipica di chi ha forti convinzioni, continua a mantenere rinnovato questo cammino, inaugurato nell'agosto 2018. La loro profonda conoscenza ha permesso di tracciare un tragitto non usuale che partendo, dalla Basilica di Santa Maria delle Grazie di Bergamo, riscoprendo antichi sentieri e mulattiere si snoda per circa 300 Km lungo tutti i versanti della val Seriana, addentrandosi in altre valli collaterali note e meno note per arrivare dopo 13 giorni di cammino nuovamente a Bergamo in Santa Maria Maggiore. L'itinerario, dalla principale via maestra della val Seriana, si inoltra nella riservata e tranquilla val Grù, ci fa  assaporare la dolce frescura della val di Vertova, un'oasi di "chiare fresche e dolci acque". Si cammina nella val di Riso, sorvegliati dal Cristo Redentore, si prosegue su tratti della Valcanale tra prati e boschi guardati dalle alte ed imponenti cime rocciose del massiccio dell'Arera. Si sale al passo della Manina dove la rosa dei venti ci indica le grandi vette orobiche che appaiono giganti e maestose, ardite e spettacolari quasi inaccessibili: il pizzo Coca, Redorta e Recastello, inoltre le cascate del Serio con il rifugio Curò e ci fa posare lo sguardo nella val di Scalve. Il sentiero ci conduce nella Val Sedornia con lo splendido panorama del lago Spigorel che riporta alla memoria lo scenario dolomitico dell'Alto Adige. Una scoperta il paesaggio pittoresco della val di Tede sovrastata dalle cime della Presolana e la val Borlezza, posta trasversalmente tra la Val Seriana e la val Camonica. Si sconfina nell'Alto Sebino con il Lago d’Iseo e Montisola, con lo sfondo del monte Guglielmo e della Corna Trentapassi. Ci si inoltra nei pianori erbosi della val Cavallina e si transita sui sentieri della val Rossa, con vegetazione di bassa quota. Si percorre la val Gandino, ricca di storia e tradizioni, e scrutando le "cinque terre" dall'alto, si arriva nella ridente val di Lujo. Valli orgogliose della propria identità e della propria storia con insediamenti urbani del fondovalle ricchi di tradizioni, di arte e di cultura, in un susseguirsi di palazzi, chiese, santuari e torri che raccontano l'importante ruolo che hanno ricoperto nella storia. Basti citare Alzano Lombardo, Vertova, Ardesio, Gromo, Gandino, Clusone che conservano nel tessuto urbano del centro monumenti civili e religiosi dell'antico passato in grado di testimoniare da soli l'anima storica del borgo. Le valli montane nei secoli, fino a tutta l'età moderna sono state un sistema di rapporti e comunicazioni, di economia e commercio alla base di una florida economia, confermata dalla presenza di costruzioni architettoniche religiose e civili, con importanti opere d'arte commissionate ad artisti di alto livello, destinate anche a paesi oggi minusculi o quasi sperduti (come il polittico di Cima da Conegliano ad Olera o la cappella Marinoni a Cerete). Di certo si rimane frastornati nel vedere la quantità, la bellezza, la varietà e complessità  di tutto il patrimonio artistico: affreschi, pale d'altare, tele, sculture, architetture, paliotti, reliquiari ed opere d'arte etichettate come minori, che datano dal medioevo all'età moderna, presenti nelle numerose chiese e musei. Solo la stanchezza e la consapevolezza che ogni paese merita il viaggio ed il proposito di ritornare appositamente per rivedere ogni singolo monumento, previene la sindrome di Stendhal. Non sorprende quindi che queste terre abbiano dato origini ad artisti di rinomata capacità e fama come il Salmeggia detto Enea Talpino da Salmezza, Moroni da Albino, Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, (Ardesio si contende la natalita con Brescia) e la grande dinastia dei Fantoni da Rovetta. Singolari di questa bottega oltre le varie opere sparse, sono i gruppi scultorei del compianto sul Cristo morto che si trovano sia ad Ardesio che a Clusone che a Rovetta. Come non essere stupefatti difronte alle Sacrestie di Alzano o del confessionale in Santa Maria Maggiore a Bergamo. Dopo ore di cammino in solitari silenzi, l'arrivo in luoghi affollati e di giusta giocosità vacanziera come Selvino, Lovere, Castione della Presolana, anche se ci riportano nelle confortante normalità, creano un certo disagio ed un desiderio di momentanea fuga per ritornare nella pace della propria mente. Si ritrova la quiete attraversando i piccoli e ordinati insediamenti rurali come Maslana, Olera, Bondo di Colzate, Chignolo d'Oneta, Plaza, Bani di Ardesio, Ortello, Botto Alto, Ogna, Ruscio, Cerete, in cui val la pena perdersi volutamente, zigzagando a capriccio fra i vicoli, chiara memoria di un passato lontano, dove uomini semplici avevano dimestichezza con la fatica. Scorci ed immagini in cui domina il silenzio interrotto talvolta solo dal fruscio degli alberi e dell'acqua dei torrenti in netto contrasto con il rumoroso e disordinato fondovalle che presenta evidenti segni delle fasi d'inurbamento e l'impronta della caotica operosità moderna. Il cammino tocca inoltre ben 18 Santuari Mariani, immersi nel silenzio della natura, ognuno con una storia meravigliosa e un messaggio spirituale da scoprire. Edifici sorti in seguito ad apparizioni od a eventi miracolosi, testimoni di quella profonda fede e devozione che ha spinto le comunità, con enormi sacrifici, a costruirli. Oltre a queste opere di risaputa notorietà, si incontrano numerose cappelle, edicole, nicchie, pitture murali lungo sperdute mulattiere, al culmine di tribuline, ai crocicchi di sentieri, dipinte da incerti artisti con i rudimenti del sapere che ritraggono più spesso la Vergine Maria con il Bambino, con Santi che il tempo e la poca conoscenza non ci permette sempre di individuare, di frequente San Rocco o Sant'Antonio abate, immagini della Pietà, di Gesù crocifisso o della Deposizione, tratteggiati con un sentimento popolare di una fede intensa. Immagini semplici, dalle fisionomie approssimative e dalle impostazioni semplicistiche, espressione di bontà,  di devozione religiosa e di implorante necessità di protezione e benedizione. Una continua interazione tra uomo, natura e fede che ha portato a formare un patrimonio di conoscenze, credenze e tradizioni. Figli di questo  forte legame da sempre presente  che unisce devozione e religiosità popolari sono importanti fedeli come il Beato Tomaso Acerbis frate cappuccino nato ad Olera, il Beato Alberto frate domenicano nato a Villa D'Ogna, le sante loveresi Bartolomea Capitanio e Vincenza (al secolo Caterina) Gerosa fondatrici dell'Istituto delle Suore di Carità e la Beata Pierina Morosini nata a Fiobbio a cui sono stati dedicati importanti luoghi di culto. Non mancano però le sorprese: incontri casuali con persone anziane che si identificano nella nostra fatica per averla sperimentata in pericolose avventure giovanili; una sequenza fotografica di volti e personaggi solcati dalla fatica del lavoro, immortalati da Tito Terzi appesi nel salone da pranzo a Novazza; gioielli architettonici con affreschi di antica data, salvati dalla volontà dei pochi abitanti come la Chiesa di San Michele Arcangelo a Colarete o la sorpresa della Chiesa di San Sebastiano a Nembro ed altre numerose chiese spesso trovate chiuse per proteggerle dall'imperante incuria umana di una civiltà poco rispettosa. Il cammino Alta Via delle Grazie è sicuramente un cammino lungo, duro e faticoso con incessanti saliscendi ed importanti dislivelli. Ma se vi è disponibilità ed attenzione si trovano luoghi ed ambienti naturali incantevoli, angoli e particolari di sicuro interesse, testimonianze religiose ed importanti opere d'arte. Il simbolo del Cammino  contraddistinto da un quadrifoglio giallo su sfondo blù, insieme alla freccia di colore blu, ci guida in tutto il percorso, togliendoci il timore di perdere la traccia, permettendoci così di camminare su percorsi  solitari, immersi nella natura, tra prati, boschi e rocce, di concentrarsi su profumi, suoni, sensazioni in compagnia della  nostra fatica e dall'incedere dei nostri passi stanchi. Un viaggio tra consapevolezza del proprio io e simbiosi con la natura che induce a riflettere su se stessi, per ritrovare serenità ed equilibrio, perchè quando non si è in grado di capire se stessi non si è in grado neanche di capire gli altri. La vita ci ha messo spesso su percorsi tortuosi e controversi, ostacoli e bivi, queste esperienze hanno però formato e forgiato la coscienza, permettendoci di diventare ciò che siamo oggi.

Paola

Agosto 2022

Innanzitutto perché sono partita? Perché dopo aver fatto altri cammini, mi sembrava giusto percorrere quello che ho “dietro casa” (abito a Brignano gera d’Adda, nella bassa bergamasca) e poi perché non avevo per niente voglia di prendere treni e perdere giorni delle brevi ferie solo per raggiungere qualche posto in Italia per partire a camminare, e poi dover tornare indietro. Mi è sembrato un buon compromesso, questa Alta via delle Grazie. Con mille dubbi per il caldo, per il dislivello, perché sono partita il primo giorno di ferie, abbastanza stanca dal lavoro, ma con la promessa di più persone che in caso di problemi sarebbero venuti a recuperarmi ovunque fossi.

Parto sempre senza troppe pretese, senza leggere troppo le esperienze di altri, informandomi solo sull’essenziale, il resto verrà man mano. Cammino perché mi fa sorridere. Nonostante la fatica, il sudore, la stanchezza, il sonno (dormire 10 notti in 10 posti diversi a un certo punto mette un po’ alla prova!), con il mio zaino in spalla, essenziale ma più che sufficiente, le mie preziosissime scarpe e un po’ di incoscienza.

Ho incontrato tante persone sull’AVDG che mi chiedevano dove andassi e quando raccontavo, la parola che sentivo sempre era “complimenti!”. Ma complimenti per cosa? mi sono chiesta a un certo punto, alla fine sto solo camminando. Mi sposto da un punto all’altro, come gli uomini hanno sempre fatto dalla notte dei tempi. Io non faccio proprio niente di speciale, sto solo camminando, a volte per inerzia. Eppure, è sempre stato bello scambiare due parole, trovare cordialità e curiosità.

L’AVDG è stata speciale. È il Cammino di casa e sono orgogliosa di avere attraversato Bergamo e le nostre montagne come pellegrina. Ho incontrato alcuni amici, passando nei paesi in cui erano in vacanza o da casa loro: credo che gli incontri fatti durante un Cammino siano speciali, se accadono è perché quelle persone hanno un significato grande per la mia vita. Ringrazio ciascuno di loro per avermi accolta, seguita e accompagnata. Poi gli incontri inattesi con altri pellegrini o con chi mi ha accolta per dormire o mangiare: questo è la condivisione che si respira nel Cammino. Ci sono stati ovviamente i momenti difficili, km lunghi e noiosi, caldo e sudore, stanchezza, voglia di mollare, sentieri a tratti difficoltosi… li ho soprannominati i momenti “Grazie al c….”, ma forse non lo posso dire 😊.

Ma quando penso all’AVDG, penso alla bellezza dei paesaggi che si aprono all’improvviso e che mi hanno fatta persino commuovere, all’emozione di arrivare in città alta a mezzogiorno piena di turisti e io con gli occhiali da sole e le lacrime che ogni tanto facevano capolino. Essere arrivata anche stavolta, piena di incontri, di emozioni, di esperienze. E quando tutte le mattine andando al lavoro vedrò Bergamo e tutte le montagne, fino alla Presolana, potrò dire di averle percorse sulle mie gambe!

Il nome Alta via delle Grazie richiama per me proprio quello che è un Cammino: è grazia, provvidenza, condivisione, è trovare sempre tutto quello di cui ho bisogno, sorprendermi di tutto quello che ricevo. Quandi sono sul Cammino non mi manca proprio niente. Sorridere. È difficile spiegarlo, ma è tutto questo.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguita da casa, attraverso le foto che alla fine di ogni tappa metto su whatsapp (non ho social, scelta di vita: i veri incontri sono quelli dal vivo) e che in questi giorni mi incontrano magari per strada e mi dicono che mi hanno seguita, mi dicono “brava!”. Questo mi fa veramente piacere perché io parto da sola, ma non sono mai da sola anzi!

Ringrazio te Gabriella per la cura che hai di ogni pellegrino sulla Via, per la passione che ci metti nel sistemare la segnaletica, perché si percepisce che ci metti il cuore in questo Cammino. Avendone fatti altri devo riconoscere che non è per niente scontata un’organizzazione e una cura così.

Ringrazio infine il Cammino, perché mi dà sempre tanto.

Angelo e Paola

Agosto 2022

Io e mia moglie Paola abbiamo completato l’Alta via delle Grazie da pochi giorni e già abbiamo nostalgia dei sentieri, delle mulattiere, dei bar di paese dove ci fermavamo a prender qualcosa di fresco, abbiamo nostalgia dei meravigliosi paesaggi che ci si aprivano dopo una curva o una salita nel bosco. Ci manca la genuinità, la generosità e lo sguardo semplice e dolce della gente bergamasca sempre pronta a darsi da fare per aiutarci o per scambiare due parole appena vedevano due “anime in pena” avanzare sotto il peso degli zaini e appoggiati alle loro bacchette.

Di cammini ne abbiamo fatti, ma questo è il migliore da un punto di vista paesaggistico e di accoglienza, ci siamo sentiti parte di una grandissima famiglia e sempre al sicuro ovunque andassimo.

L’arrivo a Bergamo è stato meraviglioso e pieno di emozione, la cornice artistica è stupenda! Così come la cerimonia nella Basilica di Santa Maria Maggiore e la consegna della Grazia.

Molti posti e molte persone ci sono rimaste nel cuore, come Roberto della Locanda a Parre e la signora Anna Serena a Novazza, se tutte le persone del mondo fossero come loro scoppierebbe la pace in un istante.

In ultimo, un ringraziamento, vero e profondo per te Gabriella, che hai creato e che stai portando avanti, oramai purtroppo da sola, questo cammino. Ci hai chiamato durante le tappe per sapere se stavamo bene e se avevamo trovato alloggio, ci hai dato moltissimi consigli ed è stato piacevole incontrarti di persona e vedere la passione e l’entusiasmo che metti in questo progetto.

Vai avanti così. Non mollare.

Grazie per le emozioni che ci hai regalato…

bottom of page