Arte & Cultura

Art and Culture

Testi a cura di Orietta Pinessi

TAPPA 12 : GANDINO-FIOBBIO

  • Santuario Beata Vergine del Monte Altino -Albino

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Salendo da Bergamo lungo la Val Seriana si scorge il monte Altino con la sua forma vulcanica sbucare timidamente alle spalle dell'imponente massiccio del Misma. E' posto su un crocevia di valli con le quali ha consolidato un legame ormai secolare sia nel lavoro che nella devozione: la val Cavallina a est, la val Gandino e la Valle Rossa a nord, la Val Seriana a ovest e la Valle del Lujo a sud.

Nel lontano 1496 la Vergine Maria apparve su questa montagna aprendo la strada a migliaia di pellegrini che da allora ogni anno vengono a visitare uno dei più noti santuari della terra bergamasca. La fede, la bellezza dei luoghi e i comodi accessi sia in auto che a piedi sono buone ragioni per salire fin quassù a 900m di quota specialmente nelle calde giornate estive.

Storia: La storia del Santuario ha inizio più di 500 anni fa

In una caldissima giornata del 1496 nasce la storia del Santuario della Beata Vergine di Altino.

Un carbonaio di nome Quinto Foglia durante una calda giornata di luglio si trova in questo luogo coi suoi due giovani figli per tagliare legna. I figli vengono colti da una forte sete e poiché nei dintorni non ci sono sorgenti d'acqua il padre decide di rivolgersi con semplicità e fiducia a chi in quel momento sente più vicino e così invoca la Madre di Dio. A questo punto la storia del miracolo tramandataci attraverso i secoli ci racconta che la Madonna ascolta la preghiera e appare chiedendo a Quinto Foglia di colpire col falcetto un punto preciso del terreno roccioso. Quando l'uomo ha fatto quanto chiesto dalla Vergine nota con stupore che un rivolo di acqua sgorga davanti a lui consentendo ai figli di dissetarsi. Poco importa se Quinto Foglia avrebbe potuto scendere al fondovalle e dissetare i figli dalle acque del Serio. Lui decide di affidarsi con semplicità a Colei in quel momento sente più vicino e che può intercedere per sollevarlo dalla sofferenza e dai dubbi.

Il fatto sorprendente spinse gli abitanti del luogo a costruire una piccola cappella già il giorno seguente, poi fece accorrere molti fedeli dai dintorni.

Documenti storici spiegano che il 5 settembre del 1496 il santuario già era presente. Il numero crescente di fedeli che accorrevano a venerare la Vergine, però, portò alla necessità di costruire un nuovo santuario. Che rimase lo stesso fino agli ultimi anni del diciassettesimo secolo, quando la nuova costruzione inglobò la precedente

 Quindi durante i successivi 80 anni questo fatto conosciuto anche da altre diocesi diede il via alla costruzione del Santuario inglobando la piccola cappellina iniziale.

 Questo è l'inizio di una storia di fede della quale ciascun pellegrino può sentirsi partecipe visitando il cuore del Santuario simbolicamente rappresentato dalla fonte che, appartata dietro il Presbiterio, lascia intravvedere la roccia da cui nel lontano 23 Luglio 1496 incominciò a sgorgare acqua. Sul retro della chiesa si trova una piccola fontana in cui viene convogliata l'acqua della fonte che può essere attinta dal pellegrino e portata a casa come dono di Maria. Nella nicchia sopra l'altare maggiore è presente la statua lignea che raffigura Maria negli attimi del miracolo in cui indica a Quinto Foglia la roccia da colpire. I due figlioletti in disparte già si stanno dissetando con l'acqua che sgorga.

Il Santuario che appare oggi ai nostri occhi non può essere messo a confronto con quell'umile cappella che, secondo una diffusa tradizione, cominciò ad essere costruita nel lontano 5 Settembre 1496, ad appena un mese e mezzo dal fatto miracoloso.

Tuttavia, l'edificio attuale porta con sé testimonianze di varie epoche, sovrapposizioni di stili e di elementi architettonici espressione di una secolare devozione

Tra la fine del 1500 e la prima metà del 1600 furono realizzati dei lavori importanti alla cappella originale dell'Oratorio, nome con cui era definito il Santuario.

E' possibile verificare anche oggi la data riportata sull'architrave della porta centrale di ingresso: 1611. In quell'anno l'Oratorio doveva già essere stato completato in tutta la navata principale. E' in questa forma che l'esterno del Santuario continuerà ad apparire sino alla fine del 1800.

Nel 1598 venne collocata, nella nicchia dell'altare maggiore, la pala di Gianpaolo Cavagna rappresentante "La Discesa dello Spirito Santo". In un libro manoscritto dell'archivio Parrocchiale di Vall'Alta si trovano le testuali parole:"Addì 2 maggio 1598 fu portato il quadro dello Spirito Santo fatto da Giov.Paolo Cavagna in Bergamo nello Borgo S.to Leonardo. Costò col suo telaro et la tela L.325,13".L'opera del Cavagna rimase nell'altare maggiore sino al 1865, quando venne rimossa per far posto al simulacro che rappresenta il miracolo dell'apparizione della Madonna a Quinto Foglia e ai due figli.

Fu don Salvi - rettore dell'istituto Botta di Bergamo - ad offrirsi, per far scolpire il gruppo statuario che noi oggi ammiriamo. E qui, il Locatelli, a conclusione di una garbata polemica ci rivela un retroscena; "Quinto Foglia, i figli, il terreno furono fatti appositamente e, non c'è che dire, sono riusciti bene; per il personaggio principale, la Madonna, si adattò alla meglio una statua già pronta”.

L'unica innovazione di un certo rilievo - a parte la cantoria posta sopra la porta centrale e poi demolita nel '30 per il prolungamento della navata principale - risale al 1846, quando si mutò l'altare.

Fu il vescovo Speranza a suggerire al parroco don Pietro Tiraboschi la trasformazione: si levarono i bei lavori in marmo nero e si formò un'ampia cornice di stucchi dorati attorno alla grande nicchia che avrebbe accolto la scena dell'apparizione

Agli inizi del XX secolo, il santuario venne nuovamente ampliato su progetto di Luigi Angelini. I locali furono dotati di una cancelleria e  fu spostato il grande arco d'ingresso fino all'inizio del viale che si collega alla scalinata che accompagna fino alla chiesa.

Nel 1906 il campanile fu ricostruito e venne dotato di un nuovo orologio oltre che da un nuovo concerto di 5 campane. Nel Santuario venne realizzata nel portico di destra una stanza utilizzata come cancelleria, mentre all'interno si ritoccò la decorazione pittorica e venne rifatto l'altare.

Ma è negli anni '30 che il Santuario di Altino assume le attuali forme e dimensioni. A dettare la ristrutturazione dell'edificio seicentesco è l'architetto Luigi Angelini. Nel Settembre del 1930 iniziano i lavori per il nuovo sagrato: è costruito un muraglione che viene riallacciato ai laterali ed alla gradinata di accesso. Il locale della cancelleria risulta ingombrante e una stonatura: viene abbattuto per rifabbricarlo all'angolo destro del nuovo spiazzo

Tali lavori non sono che il preludio a quelli ben più importanti che prenderanno il via nel '31.

In quegli anni anche l'interno del Santuario subisce delle modifiche importanti. Venne ridipinto, venne rifatta la pavimentazione, venne realizzato un altare in marmo nero nella navata di sinistra (dove oggi è collocata l'icona di Maria), e venne creato un passaggio che dal presbiterio consente di accedere direttamente in sacrestia.

 

Il nuovo Santuario venne benedetto il 27 aprile del 1935 da mons. Bernareggi.

Nel 1989 c'è da registrare un fatto importante; la statua della madonna posta in cima al campanile, è stata sostituita con una nuova statua dorata. L'oro per ricoprire la statua è stato ricavato dalla fusione di anelli, collane e tanti altri oggetti offerti dai fedeli a Maria, come ringraziamento per le numerose grazie ricevute.

La posa della statua sul campanile, avvenne il 23 Luglio 1989 al termine della messa solenne con l'ausilio di un elicottero dell'aeronautica militare Italiana.

Durante i recenti lavori di restauro sono venuti alla luce dei bellissimi affreschi appartenenti a due epoche diverse. I più antichi risalenti  alla metà del Cinquecento e rappresentano due Madonne che allattano. Probabilmente la ripetizione delle due immagini fa presumere che si tratti di un ex voto. Sulle pareti del presbiterio durante i lavori di restauro del 1996 sono stati riportati alla luce i seicenteschi affreschi; il ciclo delle Storie di Maria composto dall'Annunciazione,  la morte, l’ Assunzione al cielo e la Dormitio Virginis quasi perduto, è attribuito   a Cristoforo Baschenis il Vecchio E  databile 1580 circa.

  • Chiesa Parrocchiale Santa Maria Assunta e San Giacomo Apostolo-Via Monte Grappa, 5, 24021 Albino BG
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fondata nel 1136, è una bella e importante testimonianza
storica della vita della Valle

L'abbazia di San Benedetto, conosciuta anche come abbazia di San Benedetto in Vallalta si trova nel territorio della frazione di Abbazia, nel comune di Albino.

Il monastero di Vall'Alta  ( Albino) venne istituito entro il 1136: l'atto di fondazione, del 7 aprile di quell'anno, faceva riferimento a una chiesa intitolata a san Benedetto fondata con il beneplacito di Innocento II, del clero, dei nobili e della cittadinanza di Bergamo, dove sarebbero vissuti dei monaci seguendo la regola di san Benedetto; nel documento si tace, ma si intuisce, la provenienza dei primi monaci da un'altra struttura cenobitica . Gregorio sottopose il monastero alla protezione vescovile, riservandosi il diritto di consacrare l'abate e stabilendo il versamento di un canone annuo di dodici libbre di cera alla sede episcopale. La  chiesa monastica venne consacrata ufficialmente il 24 maggio 1142.

Il vescovo fu anche il primo benefattore del cenobio, cui donò terre, boschi e pertinenze presso Vall'Alta. Ai beni già donati al momento della fondazione, tra cui la cappella di San Salvatore di Bergamo con i beni ad essa pertinenti se ne aggiunsero presto altri in Valle Altina, una parte del monte Pelsino, il monte Armentarca e, dal 1180, la chiesa di Santa Maria in Campania, sita probabilmente a Torre Pallavicina. Alla fine del secolo anche Giovanni da Fiumicello, vescovo di Brescia, beneficò il monastero di Vallalta donandogli delle cappelle site nell'episcopato bresciano. Una importante acquisizione per il monastero si verificò nel 1146, quando il vescovo di Trento Altemanno concesse a Vall'Alta il monastero di San Lorenzo all'Adige di Trento; decisione confermata l'anno dopo dal patriarca di Aquileia, cui era soggetta la chiesa trentina .

Il prestigio spirituale e la conseguente potenza economica del monastero di Vall'Alta continuarono nel corso del XIII secolo per conoscere un inevitabile declino dal 1333 in poi. Il passaggio al XV secolo fu segnato dal collasso del monastero, teatro di assedi e lotte, con la comunità ridotta ai minimi termini: continuarono i problemi, le liti e cause giudiziarie e la cattiva amministrazione dell'ente portò nel 1437 al passaggio in commenda. La storia del monastero di Vall'Alta termina con il 1550, con la morte dell'ultimo professo del monastero ; l'ente, ridotto a mero bene fiscale, fu incamerato il 2 aprile 1789 dalla Repubblica di Venezia .

 

Chiesa di San Benedetto

La chiesa, dedicata alla figura di san Benedetto, risale alla prima parte del XII secolo. Dai documenti dell'abbazia si presume che la chiesa fosse già terminata nel 1136, anno in cui venne istituita l'abbazia.

La chiesa, dalle linee sobrie con pareti nude in pietra senza decorazioni scultoree, era composta di una sola navata con pareti di pietra viva e grandi pilastri, interamente ricoperta a tetto a due spioventi sostenuto da travature lignee a vista. L'altare era collocato in un'abside semicircolare nel quale si aprivano tre piccole aperture a feritoia.

Il 24 maggio 1142, il vescovo Gregorio, assistito da Manfredo Luggiaca vescovo di Brescia e da Giovanni vescovo di Lodi, consacrò solennemente il tempio, dedicandolo a DOM (Dio Ottimo Massimo) e a San Benedetto.

Dell'edificio originale sono rimaste soltanto due delle tre absidi e il transetto, poi suddiviso in tre vani comprendenti il coro al centro, la sagrestia nella parte destra e la cappella del Ss. Redentore in quella sinistra.

 

Nel XIII secolo, periodo di maggior sviluppo dell'abbazia, la chiesa venne interessata da una radicale ricostruzione, mentre nel 1330 vi fu collocato il monumento sepolcrale di Lanfranco Suardi ed un altro sarcofago di un membro della stessa famiglia.

Altre furono le modifiche fatte apportare all'edificio senza però modificarne la struttura: nel braccio meridionale del transetto fu ricavata una sagrestia da cui si poteva accedere all'edificio monastico.

La chiesa subì alcuni ampliamenti nel XVI secolo, quali la costruzione delle volte della navata centrale, la sistemazione delle absidi e la realizzazione della cappella dedicata al santissimo Redentore, ornata con affreschi e decorazioni. L'interno della chiesa venne invece decorato nel 1633.

Con l'elevazione a parrocchia, avvenuta nel 1831, la chiesa venne rifatta in modo sostanziale. Al termine dei lavori (1850), parte della vecchia struttura monastica era stata demolita per lasciare spazio alla nuova chiesa. Questa era più grande della precedente, con una pianta a tre navate scandite da due pilastri coperti da volte.

Nel 1910, su ordine delle Belle Arti, la chiesa venne restaurata riconducendo ogni cosa al tempo più primitivo possibile: vennero abbattute le case coloniche a ridosso del monastero, si ricostruì l'intera facciata portandola allo stile originale romanico e si ripristinarono le finestre e le coperture delle absidi. L'intervento fu opera di Elia Fornoni.

All'interno si trovano opere di buon pregio tra cui quelle di Giuseppe Carnelli, Pasquale Arzuffi, Vittorio Manini ed una attribuita ad Antonio Cifrondi.

  • Chiesa parrocchiale S. Antonio da Padova – urna Beata Pierina Morosini -Piazza P. Morosini, 3, Albino, 24021 Fiobbio BG

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La parrocchia di Fiobbio è stata fondata il 23 novembre 1883. Il suo patrono è Sant’Antonio di Padova, festeggiato ogni anno nella seconda settimana di agosto. La chiesa parrocchiale consacrata il 27 settembre 1924 alla presenza del vescovo Marelli custodisce nell’altare maggiore le reliquie di sant’Alessandro, patrono di Bergamo e san Pio, nonché il corpo della beata Pierina Morosini posto in un’urna-reliquiario.

Il luogo sacro trattiene lo stupore per la grande e forte testimonianza di vita e di fede offerta dalla semplice ragazza del paese, beatificata il 4 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II.

Pierina Morosini nasce a Fiobbio, piccolo villaggio presso Bergamo, il 7 gennaio 1931. Terminate le scuole elementari e passata la bufera della guerra, trova lavoro come operaia tessile in un cotonificio di Albino, contribuendo con il suo stipendio al bilancio familiare. L’adesione all’Azione Cattolica, prima come semplice iscritta, poi come responsabile della formazione delle “piccolissime” e delle “beniamine”, amplia la prospettiva del suo impegno: diventa sostenitrice delle opere missionarie e del Seminario di Bergamo. Ogni mattina prima di andare al lavoro riceve la Comunione e nel tragitto casa-fabbrica recita il Rosario. Nel 1947 si reca in pellegrinaggio a Roma, in occasione della beatificazione di Maria Goretti. Dieci anni dopo, nel 1957, mentre ritorna dal lavoro, viene aggredita da un giovane, che cerca di violentarla: viene inseguita e colpita con un sasso. Muore due giorni dopo, a ventisei anni, senza riprendere conoscenza. È stata beatificata dal Papa san Giovanni Paolo II, nella basilica di San Pietro a Roma, il 4 ottobre 1987. I suoi resti mortali sono venerati sotto l’altare maggiore della chiesa di Sant’Antonio di Padova a Fiobbio.

LA CHIESA

La parrocchiale presenta la sua fronte verso sud, preceduta da un discreto spazio di sacrato che, dalla strada comunale, sale fino alla chiesa fiancheggiato da cipressi. Il volume è caratterizzato da poche linee essenziali, sia in facciata che sui fianchi.

La decorazione della chiesa è molto semplice, segnata con piccoli simboli, e si arricchisce solo nella volta del presbiterio e nel catino dell'abside con il simbolo della SS. Trinità che raffigura il Padre con il triangolo e l'occhio, lo Spirito Santo con le lingue di fuoco e il Verbo con la figura dell'agnello dal quale si diramano sette rivoli segni di grazia, verso il quale volano i quattro evangelisti e giungono in cammino le anime sotto forma di agnelli. Più in particolare: ai lati delle bussole, entro profondi sfondati ricavati nello spessore dei muri e dotati di contorni in noce, sono collocati a sinistra il Fonte Battesimale realizzato in marmo di Abbazia. Sopra il fonte, una tela centinata a semicerchio raffigura il Battesimo di Gesù. Entro lo sfondato del tutto simile, a destra trova invece posto un confessionale. Segue la prima campata con: a sinistra la cappella dedicata alla Sacra Famiglia ove, appesa alla parete come ancona una tela della Sacra Famiglia attribuita a Nuvolone acquistata a Crema e donata alla Chiesa nel 1924. L'altare è di legno laccato e solo in parte dorato ed ospita, sotto la mensa, la statua del Cristo morto. A sinistra di questa cappella, su piedistallo, è collocato un busto in gesso di Papa Giovanni. La cappella a destra della prima campata è dedicata alla Beata Morosini. Sulla parete è collocato il dipinto che la raffigura che è stato esposto in S. Pietro durante la beatificazione. Due tratti brevi di balaustre delimitano questa cappella. Segue la seconda campata che ospita quattro contorni ad arco in noce, dei quali due ospitano confessionali e due, completi di porte, servono da bussole agli ingressi laterali alla chiesa. Nello spazio intermedio, ad altezza media, due nicchie ospitano a sinistra la statua di S. Francesco d Assisi e a destra quella di S. Luigi. Segue, sulla lesena di sinistra tra la seconda e la terza campata, un pulpito in noce molto semplice e di poco pregio. La terza campata presenta a sinistra la cappella del Madonna del S. Rosario con altare, S. Tabernacolo ed alzate per candelieri in marmi di vario gusto e provenienza. Continua poi l'ancona in legno dipinto gusto marmo con ai lati due lesene scanalate e nella nicchia la statua della Madonna del S. Rosario. Anche qui due brevi tratti di balaustra in marmo delimitano la cappella. La cappella a destra nella terza campata è dedicata a S. Antonio di Padova; essa pure con altare in marmo ed ancona in legno verniciato con, entro la nicchia, la statua del Santo. Il presbiterio è in rilievo di 3 gradini in marmo rosso di Francia e presenta in primo piano l'altare comunitario in marmo bianco a forma di arco per accogliere, dentro cristallo, l'urna con il corpo della Beata che rimane perciò sempre visibile ai fedeli ed ai pellegrini che la visitano. L'ambone è pure in marmo bianco ottenuto da un unico blocco alleggerito sulla fronte e sui lati. Il seggio dei parati è collocato al centro del presbiterio con ampio seggio in marmo per il celebrante, seguito ai lati da quattro sedili in legno per concelebranti. La custodia dell'eucarestia è stata realizzata a modo di ciborio dalla linea moderna, realizzata da blocchi scavati, accostati, in opera su strutture metalliche. Al centro, sopra il basamento in marmo, il S. Tabernacolo realizzato a modo di parallelepipedo metallico, disposto su di uno spigolo, con la fronte sbalzata raffigurante Cristo che istruisce l'Eucarestia ed attorno i simboli dei 4 evangelisti. E' opera in rame argentato del Nani. Questa sistemazione del presbiterio è opera dell'arch. Vito Sonzogni. Una croce astile, sempre opera del Nani in rame sbalzato argentato, è stabilmente presente sul lato destro della mensola rivolta al popolo. Attraverso l'apertura di porta a sinistra dell'arco trionfale si accede al vano di passaggio alla sacristia, tratto di corridoio in rilievo di quattro gradini rispetto al piano della chiesa che si protende verso nord raggirando il coro.