Arte & Cultura

Art and Culture

TAPPA 1 : BERGAMO-SELVINO

  • Chiesa/Santuario S. Maria delle Grazie - Viale Papa Giovanni XXIII, 13, 24121 Bergamo BG

Partiamo da qui:era allora vescovo di Bergamo Francesco Ragazzi da Cremona , aveva solo 28 anni quando ricevette questo incarico, nel 1403 fino al 10 agosto del 1437 . Nel 1422 Pietro Ondei d’Alzano donò a San Bernardino  da Siena quest’area sulla quale venne edificata con annesso monastero la Chiesa di Santa maria delle Grazie

Sul muro esterno del convento S. Bernardino fece affrescare l’immagine del Cristo in atto di cadere sotto il peso della Croce. La sera del  30 aprile 1544  l’immagine fu vista da vari testimoni sudare sangue dalla fronte. Il  5 aprile 1575  il Cristo dipinto di nuovo sudò prodigiosamente sangue e S. Carlo Borromeo, che stava visitando la nostra Diocesi, sancì la genuinità del miracolo. 

Il  15 settembre 1608, alle ore 10 circa, due ragazzi videro la figura di Cristo alzarsi in piedi, spostare la Croce dalla spalla sinistra alla destra e nuovamente sudare sangue, mentre il manto in origine rosso e blu, divenne bianco bordato in oro; apparve un’aureola attorno al suo capo e i segni della Passione sulle mani e sui piedi: l’immagine del Portacroce si trasfigura quindi nel Risorto. 

Così trasfigurata, l’Icona miracolosa del Santo Jesus anche in seguito continuò a dispensare grazie. Per corrispondere alla continua e intensa devozione dei fedeli, attorno all’immagine venne eretta una cappella addossata al muro del convento. 

La chiesa venne consacrata nel 1427, dopo che nel 1422 San Bernardino soggiornò per la seconda volta a Bergamo, intervenendo sulle questioni delle fazioni avverse dei guelfi e dei ghibellini, e ne ordinò la costruzione nei pressi di una precedente intitolata alla Carità (o a Santa Margherita?). Una descrizione di fine Cinquecento narra che la chiesa, dedicata all’Assunzione di Maria, e il convento erano bellissimi, quest’ultimo dotato di biblioteca, studio, spezieria e inserito in un bosco chiuso tra i broli. All’inizio del Settecento, invece, si parla della vastità dei chiostri: ai piani superiori si trovavano i dormitori, al piano terra le camere per il riposo e la meditazione, il refettorio, la spezieria, l’infermeria, i locali per la tosatura dei settanta frati; tutt’intorno si sviluppavano il frutteto, l’orto cinto da mirto, tabacco e ginestra, i pozzi, la stalla e il fienile oltre alla splendida cornice data dal bosco di salici, pioppi, olmi, frassini e querce.

A partire  dal 1857, a causa della risistemazione urbanistica della città che prevedeva la realizzazione di un grande viale che collegasse la stazione alla Porta di Sant’Agostino, la chiesa viene abbattuta e poi riedificata in una sede leggermente spostata rispetto alla precedente locazione. 

Nel  1889  dopo la demolizione dell’antico convento, l’affresco con Cristo in atto di cadere sotto il peso della Croce fu traslato nell’apposita cappella all’interno della nuova chiesa di S. Maria Immacolata delle Grazie. L’Icona del Santo Jesus è tuttora centro di immutata devozione, sincera pietà e ardenti preghiere. 

Tra i devoti più ferventi vi era  Papa Giovanni, che nella Grande Guerra celebrava regolarmente come cappellano militare la Messa per i soldati in questa chiesa. “Si prega così bene là, in quella cara Cappella del Santo Jesus”sosteneva Giovanni XXIII parlando di questo edificio sacro.

 

L'impianto attuale della chiesa a croce greca in stile neoclassico, si deve all'architetto Antonio Preda, che riuscì a creare un edificio importante che ben si collocasse nella nuova situazione architettonica della città, rendendo così il monumentale complesso delle Grazie cuore della città. 

Tuttavia, dell'antico complesso si conservano ancora il chiostro e molte delle opere d'arte come il citato  affresco miracoloso del Santo Jesus sull’ altare ligneo di Caterina Caniana (1761),

Altre opere sono la “Madonna e Santi” di Giambettino Cignaroli (1752), “Madonna e San Diego” di Enea Salmeggia (1594) e molti altri affreschi. La decorazione pittorica della chiesa, che culmina nella Gloria di Maria (1865-68) dipinta nella cupola, è opera di Enrico Scuri  , allora direttore della Scuola di pittura dell'Accademia Carrara di Bergamo.

Siamo a  Bergamo sul viale Papa Giovanni XXIII, in prossimità dei propilei.  Arrivando dalla stazione ferroviaria è il primo luogo di culto che si incontra in città. È la parrocchia del centro città, inteso quello il cui baricentro è Porta Nuova, e che quindi connette l’abitato urbano con quello extraurbano, così come il centro storico antico (Città Alta) con quello moderno (Via XX e Quadriportico del Sentierone), proprio come un doppio cordone ombelicale. Eppure la vediamo ogni giorno distrattamente: la sua entità si perde un poco nella cortina degli edifici a lato, nella sfilza dei negozi che sfilano lungo il lato di viale Papa Giovanni su cui si trovano anche gli accessi al chiostro, all’oratorio e al Teatro delle Grazie, che spesso prevaricano rispetto alla sua essenza di chiesa.

L’edificio è ricco di storia: è stato fondato nel 1422 da San Bernardino come convento francescano.

  • Santuario Beata Vergine Maria del Monte Perello- Frazione Sambusita, 24010 Algua BG

Il  Santuario della Madonna di Perello, anticamente denominato "Oratorio della Beata Vergine Maria ad Elisabetta nel Bosco del Perello", si trova sulla strada che da Selvino porta alla Valle Serina, ed è uno dei più antichi della Bergamasca.

APPARIZIONI

Era il 2 luglio dell'anno 1413, un tempo festa della Visitazione di Maria: il contadino Ruggero Gianforte De Grigis di Rigosa si trovava sul monte Perello intento a falciare fieno. Ad un tratto vide davanti a sé una bellissima Signora. In un primo momento incerto della visione si dice che non fece nessun cenno di riverenza. Ben presto nella seconda apparizione il buon contadino si scoprì il capo e si pose in ginocchio davanti ad essa. Di fronte a questo gesto, la Madonna prese la parola chiedendo a Ruggero di riferire ai suoi compaesani che in quel luogo venisse costruita una chiesa in suo onore ed in venerazione del mistero della sua visita a Santa Elisabetta. Nella terza e quarta apparizione per confermare il suo desiderio e vincere l'incredulità dei vicini, la Signora promise e poi fece nascere da un ceppo di faggio rinsecchito un ramoscello d'olivo. Gli abitanti di Rigosa e Sambusita su invito del veggente si recarono sul posto, constatarono con i loro occhi il miracolo e si misero all'opera. Iniziarono cosi a costruire la prima delle tre chiese che oggi compongono il complesso del santuario. In questa prima chiesa venne rinchiuso il ceppo di faggio secco su cui era spuntato il ramo d'olivo.

La struttura attuale risale al XVI secolo e all’interno sono conservati interessanti affreschi coevi. Il Santuario della Madonna del Perello è immerso in una radura nel bosco. L’edificio racchiude ben tre chiese una dentro l’altra, testimonianza della fortissima devozione popolare. Qui infatti la Madonna apparve come dicevamo  nel 1413 (la seconda più antica apparizione in provincia di Bergamo!) e in suo onore si realizzarono adorabili affreschi medievali e numerosissimi ex voto.

La cripta

La parte più antica è quella che viene chiamata la cripta e che conserva il ramo di ulivo inserito nella predella di marmo del gruppo scultoreo nel 1705 dal vescovo di Bergamo Luigi Ruzzini.[9] L'aula di piccole dimensioni, e con volta a botte affrescata, è illuminata da una piccola finestra e termina con il presbiterio che mantiene il dipinto a fresco, opera di ignoto, della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta.

 

La seconda chiesa

La presenza della seconda chiesa è confermata nei primi anni del XVI secolo dalle note presenti sui registri contabili dell'archivio della chiesa e dei romiti. Originariamente era aperta sul sagrato con un'ampia apertura ad arco. La continua trasformazione e ampliamento del complesso mariano nasce probabilmente dalla posizione impervia, sicuramente aveva subito nel tempo danneggiamenti causati da smottamenti e da valanghe. L'aula che secondo gli atti della visita pastorale del Borromeo, ha subito con il tempo molte modifiche diventando dal 1870 un corridoio di collegamento tra le cripta e la chiesa superiore. Restano a testimonianza gli affreschi e parte della volta del soffitto. Questa parte conserva alcuni affreschi raffiguranti la Madonna del latte.

 

La terza chiesa

La terza chiesa, originariamente di misura inferiore, fu edificata perché la seconda era una chiesa aperta, e serviva un luogo chiuso atto ad accogliere i fedeli che accorrevano sempre più numerosi. La chiesa era presente nel dicembre del 1575. L'edificio è collegato con la parete a nord della seconda chiesa, risulta infatti visibile su questa parete la parte superiore di due finestre, originariamente decorate e poi murate per la nuova costruzione. L'aula di questa era sicuramente più ampia delle altre, la visita pastorale di san Carlo Borromeo la descrive a due campate terminante con il presbiterio voltato: ... Questa sebbene sia con un solo altare è però spaziosa e capace di molto popolo. In questa si celebrano le Officiature solenni ….

 

Venne ristrutturata nel XIX secolo con un ampliamento che ha portato l'aula ad avere cinque campate e l'affrescatura della volta del presbiterio con il cielo stellato, e al centro l'immagine raffigurante l'ultima apparizione della Vergine al contadino. Nel 1939 l'allora parroco don Giovanni Gritti provvide a una nuova ristrutturazione, su progetto di Gianfranco Mazzoleni. All'aula furono aggiunte altre campate che diventarono otto, fece eliminare il seicentesco pulpito nonché coperti gli affreschi e rimosso l'ancora avente per soggetto l'apparizione. Furono aggiunti due altari laterali al presbiterio con le pittura raffiguranti i santi Pietro e Antonio abate patroni della frazione di Rigosa di cui il sacerdote era parroco. La ristrutturazione permise di mantenere la facciata originaria del Seicento, anche se è andato perduto un affresco posto dove è inserito l'ingresso all'aula. Nella seconda metà del Novecento furono rifatti sia l'altare maggiore che la cappella dove è conservato il gruppo scultoreo di Cappuccini di Milano. La nuova chiesa con la posa della pietra sacra sull'altare maggiore ebbe la consacrazione del vescovo Giuseppe Piazzi il 2 luglio 1959.

TAPPA 2 : SELVINO-VERTOVA

  • Parrocchia Di S. Maria Assunta - Viale Rimembranze, 2, 24029 Vertova BG

Una delle più importanti bellezze artistiche di Vertova è la Chiesa Prepositurale di Santa Maria Assunta che domina il paese dall’alto. Si dice che dove sorge la chiesa, anticamente, vi fosse un tempio dedicato al dio Vertumnus e più tardi al posto del tempio fu eretto un castello feudale.

Inizialmente la chiesa aveva lo scopo di aiutare i poveri bisognosi con offerte che venivano da confratelli e benefattori.

 

Nel 1642 fece il suo ingresso a Vertova Don Cristoforo Astori. Egli diventò presto consapevole che la Chiesa era troppo piccola per contenere tutta la popolazione, cioè 2.500 abitanti . Allora nel 1690 egli decise di rifarla e di ampliarla. Il progetto della nuova chiesa fu lungo dieci anni.

 

Nel 1710 fu innalzato il campanile che oggi ospita otto campane.

 

Le opere scultoree di maggior valore sono : il Cristo morto, il Cristo risorto e la Madonna del Rosario di Andrea Fantoni, nonché il coro ligneo dei fratelli Caniana e di A. Fantoni. Adiacente alla Parrocchia vi è il museo parrocchiale che contiene diverse opere e dipinti.

Storia

Le prime notizie sulla chiesa risalgono al 1277. Secondo uno studio archeologico la chiesa potrebbe avere origine anche più antica, sarebbe stata edificata sul luogo di un antico tempio pagano dedicato al dio Vertumno[2]

 

La chiesa è citata nel sinodo del 1304 indetto dal vescovo Giovanni da Scanzo dove viene indicata come “Ventura clericus” quindi soggetta a censo. Nuovamente indicata nel “nota ecclesiarum”, elenco fatto redigere nel 1360 da Bernabò Visconti, per assegnare i benefici e per conoscere quanti erano di dazi da versare sia alla famiglia Visconti di Milano che alla chiesa romana, nell'elenco risulta che la chiesa godeva di un beneficio.[3] Gli atti della visita pastorale di san Carlo Borromeo del 12 ottobre 1575, descrivono la chiesa completa di quattro altari attestata nella vicaria di vicaria di Nembro, con la presenza di varie confraternite e ben 2000 anime, situazione confermata dagli atti della visita pastorale del vescovo Gregorio Barbarigo del 1657. Nella relazione del cancelliere Giovanni Giacomo Marenzi stilata nel 1666 risulta che vi erano molte congregazioni che godevano del giuspatronato di sette altari e che il clero era retto da ben dodici sacerdoti.[3]

 

Alla fine del Seicento vi fu una completa ricostruzione su progetto di Giovanni Battista Quadri, con la posa dell'altare della Madonna del Rosario di Giovan Battista Caniana mentre il campanile fu innalzato nel 1710.[4]

 

Con decreto del 27 maggio 1979 del vescovo Giulio Oggioni la chiesa è inserita nel vicariato di Gazzaniga.[3]

 

Descrizione

 

Chiesa di Santa Maria Assunta nel 1900

Esterno

La chiesa, dal tradizionale orientamento liturgico con abside a est, posta in posizione soprelevata, è anticipata da un ampio ambulacro. Preceduta da un sagrato composto da ampia gradinata in ciottolato delimitato da paracarri uniti da catene, è circondata da uno porticato posto sui lati sud e est con archi a tutto sesto poggianti su colonnine in pietra arenaria complete di pilastri posti in corrispondenza degli angoli. Questa parte, sopra il portico, si sviluppa nella parte superiore con la canonica e l'abitazione del sagrista. Il fronte principale prosegue con la grande finestra rettangolare atta a illuminare l'aula interna e terminante con il tetto a due falde in legno. Due corpi di misure inferiori sono posti ai lati dell'edificio completi di contrafforti delle arcate principali, formati da quattro speroni sagomati. Le pareti laterali hanno due grandi finestre sempre destinate a illuminare l'interno della chiesa. Il campanile posto nella parte nord è in pietra a vista e presenta la cella campanaria con quattro logge aggettanti complete da colonne terminanti con il timpano che regge il tempietto superiore a pianta ottagonale con cipolla in rame.[1] Gli accessi alla chiesa sono dotati di portali in marmo in stile barocco.

 

Interno

L'interno si sviluppa su un'ampia navata centrale e due navate inferiori laterali che si collegano con campate appoggianti su colonne complete di capitelli corinzi in marmo grigio venato. L'interno è completamente decorato da stucchi e medaglioni affrescati in stile barocco. Di particolare rilievo è la cappella della Madonna del Rosario progettata nel 1708 da Giovan Battista Caniana con altare realizzato in marmi policromi dalla bottega dei Manni e dai Fantoni di Rovetta.

 

La chiesa è ricca di opere d'arte di notevole interesse. Il presbiterio presenta l'altare maggiore in stile neoclassico completo di sculture opere di Giuseppe Siccardi, con la pala di Domenico Carpinoni raffigurante Assunzione di Maria in cielo, il coro ligneo progetto di Giovan Battista Caniana con gli stalli divisi da lesene raffiguranti cariatidi opera di Andrea Fantoni.

Gli altari conservano tele di pregio, l'altare della Madonna con il dipinto di Enea Salmeggia Madonna col Bambino in trono e santi, realizzato nel 1611 per il santuario di San Patrizio e collocato nella chiesa di Vertova nel 1750. Di Giuseppe Brina è il dipinto posto sull'altare del suffragio raffigurante la Madonna del suffragio.[4] Molte sono le opere presenti nella chiesa tra cui di Giovanni Gallo San Marco, san Giacomo e san Patrizio con la Madonna con Bambino di Ludovico Dorigny posta sulla zona presbiteriale la Discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli, di Gregorio Lazzarini l'Ultima cena, di Vincenzo Angelo Orelli il Suffragio, il Cristo alla colonna di Antonio Cifrondi e di Pietro Ronzelli l'Incoronazione di spine.

TAPPA 3 : VERTOVA- ONETA SANTUARIO DEL FRASSINO

  • Santuario di San Patrizio - Via S. Patrizio, 26, 24020 Colzate BG

«Chi fà ü gir intùren a San Patrésse

(o Patrizze) a l’ pèrd töcc i

ésse» (trad.: chi fa un giro attorno

a San Patrizio perde tutti i vizi)

 

É il celeberrimo adagio che in ValSeriana ricorda l’ardita collocazione del Santuario su di uno sperone roccioso… così impervio da provocare la perdita di ogni vizio in chi intenda percorrerlo lungo il suo perimetro. In effetti,come aggrappato  al suo sperone alle pendici del monte Cavlera,in località Grumi ad un’altezza di circa 620 metri,  immerso nel silenzio di prati e boschi, il Santuario di San Patrizio a Colzate sembra essere stato modellato dalla natura stessa.

Il Santuario è quasi un “propileo” che introduce all’Alta Valle,  ma è prima di tutto un riferimento chiaro e condiviso nella storia e nella geografia della nostra Valle.

San Patrizio , come è noto,  è il patrono d'Irlanda ed è importante precisare che  in tutta l’area italiana è assai raro individuare testimonianze del culto a questo grande Vescovo evangelizzatore.

Invece il legame tra i seriani e il  patrono degli irlandesi viene da lontano, si perde nei secoli remoti, quando  la produzione laniera spinse gli abitanti di queste valli a cercare lontano le lane migliori o forse quelle più economiche per il loro lavoro, lassù al nord dell’Europa nella verde isola che un tempo si chiamava Hibernia. E, a sua volta, qualche hibernino dovette trafficare in valle se ancora oggi se ne scorge il rimando in un diffuso cognome vertovese: Bernini, appunto. Questi legami commerciali portarono con sé, insieme alla lana, la devozione a un santo pressoché sconosciuto nel resto dell’arco alpino e rarissimo da individuare tra i culti dell’intera latitudine mediterranea.

Impervio, isolato e misterioso è questo luogo, che non poteva non essere dotato di un pozzo. Profondissimo , eco forse delle leggende legate alla profonda caverna posta su un isolotto irlandese del Lough Derg (Donegal). Legata alla tradizione di San Patrizio vi è infatti la celebre leggenda medievale del pozzo. Quando San Patrizio si trovava in Irlanda a predicare, dopo molti digiuni e orazioni, ebbe da Dio il comando di tracciare un cerchio per terra con il suo bastone sull’isola di Lough Derg dove era solito ritirarsi a pregare. Il suolo si aprì e comparve un grandissimo e profondissimo pozzo; poi, per divina rivelazione, San Patrizio seppe che qualunque persona vi fosse entrata e vi fosse stata un dì e una notte, veramente pentita e armata della divina fede, sarebbe stata purgata da tutti i suoi peccati, perché laggiù avrebbe visto i tormenti del Purgatorio a cui i peccatori erano destinati. La cavità divenne successivamente meta di pellegrinaggi sino a quando papa Callisto III diede ordine di chiudere la grotta per evitare idolatrie.

Ed ecco che accanto al Santuario si apre una specie di pozzo, o meglio una buca “la Tamböra de San Patrésse”che penetra nella cavità del monte Cavlera, verso il basso. Secondo la leggenda la cavità scende in profondità sino a raggiungere il livello del fiume Serio, c’è chi afferma che accostando l'orecchio alla cavità si possa udire il rumore lontano del fiume che scorre impetuoso.

Si ignora l’epoca precisa in cui fu eretto il primo nucleo del Santuario, ma notizie documentate si hanno a partire dall’anno 1281.

La parte più antica del complesso architettonico risulta essere il cosiddetto Sacello, che si vuole, nelle forme attuali, di impianto quattrocentesco. affrescato poi da Jacopino dè Scipioni nel primo ‘500 con scene della vita e dei miracoli del Santo. Stupisce l’impressionante giudizio universale che sovrasta la piccola abside a forno adornata di una tenera  Natività. Nell’affresco superiore, la Madonna e San Giovanni Battista assistono alla Resurrezione dei morti. Sul blocco dell’altare c’è una piccola Crocifissione venuta alla luce nel corso dei restauri del 1986. L’oratorio è adornato anche all’esterno, ove si trovano altri affreschi quattrocenteschi: un Santo Jesus, una Santa martire non identificata, un gigantesco S. Cristoforo e la bolla delle indulgenze di Papa Alessandro VI (1492- 1503).

Dal 1590 al 1605 venne edificato il Santuario grande in contemporanea con la cappella dedicata a San Lucio, pastore e casaro, dove sul lato a destra vi è una nicchia con un dipinto seicentesco rappresentante San Patrizio e sulle pareti nord e est sono appesi gli ex voto dedicati al Santo.

Dal 1590 al 1625 ebbe luogo l’erezione dei locali circostanti la chiesa: la sacrestia, la stanza del romito, la sala dei reggenti e la sala della Confraternita dell’Angelo Custode. Dal 1695 al 1715 venne completato lo spazio sacro del santuario con la formazione del portico perimetrale e la sopraelevazione del campanile all’altezza attuale. Agli inizi del Seicento risalgono gli affreschi del presbiterio che riguardano i miracoli di S. Patrizio e dei 12 apostoli sulle lesene della navata. Al centro del coro la grande pala di S. Patrizio con S. Mauro, San Gregorio Barbarigo e San Michele Arcangelo.

L’opera fu eseguita nel 1750 da Francesco Cappella e sostituì una tela precedente firmata da Enea Talpino (1611) che venne trasportata nella Prepositurale di Vertova. Da notare sulla cornice lo stemma del Comune di Vertova con l’immagine dell’antico ponte. Opera del Cappella sono anche gli affreschi della volta.

Tutta la decorazione della chiesa è stata concepita secondo i criteri dell’arte barocca. In una nicchia accanto al presbiterio si può ammirare una maestosa statua lignea policroma di San Patrizio attribuita alla scuola dei Caniana.

  • Santuario Madonna del Frassino - Via Santuario del Frassino 13, 24020 Oneta

Un luogo di preghiera, di pace e di immersione nella natura, grazie a un paesaggio stupendo. La località viene chiamata “frassino”, da cui il nome del Santuario, forse perché un tempo in loco sorgeva appunto un maestoso frassino, di cui oggi non esiste più traccia.

Il Santuario, con una semplice facciata a capanna, s’affaccia sulla valle come da un balcone. Sul piccolo portale d’ingresso, un tondo con l’immagine dell’apparizione della Madonna alla giovane Petruccia. Davanti alla facciata una struttura in ferro porta una grande scritta: AVE MARIA GRATIA PLENA DOMINUS TECUM.

Il miracolo

In questo angolo solitario delle montagne bergamasche, la Madonna si sarebbe resa presente con un evento straordinario, testimone una giovane ragazza. Le informazioni che abbiamo sull’episodio ci vengono dagli atti della Visita pastorale del vescovo Lippomane (1536) e successivamente da quelli della visita di San Carlo Borromeo (1575). Vi si legge che un’immagine della Madonna, dipinta sulla parete di una fontana, iniziò a sanguinare in un anno non precisato. Ne fu testimone una donna (i testi non riportano il nome) che, con un panno di lino, raccolse le lacrime di sangue sgorgate dagli occhi dell’immagine miracolosa. Il sangue rimasto impresso sul panno venne interpretato come una prova dell’apparizione.

Su queste scarne notizie la tradizione popolare ha costruito, lungo i secoli, un racconto devozionale senza garanzie storiche. Innanzitutto la donna fu identificata come una giovane pastorella di 14 anni, di nome Pierina Carobbio, chiamata familiarmente Petruccia.

La ragazza si recava ogni giorno in quel luogo isolato con le sue pecore. Un giorno, inginocchiata ai piedi di un grande frassino, si raccomandò alla Madonna perché la liberasse da un forte dolore agli occhi. La Madonna le apparve, la confortò, poi tinse con alcune gocce di sangue il velo di Petruccia indicandole di portarlo agli occhi che subito guarirono. La tradizione indica anche ora e data dell’evento: le quattro del pomeriggio del 2 luglio 1512.

Non possiamo avere nessuna garanzia storica di questo racconto, ma cogliamo la grande devozione che vi sta dietro e che ancor oggi dà significato al santuario di Oneta.

Il santuario

Al tempo del miracolo esisteva in loco un piccolo oratorio campestre con due arcate chiuse da una cancellata. A pochi metri sorgeva un fabbricato provvisto di cisterna con un portico che si apriva sulla facciata, sotto il quale vi era una fonte a cui si accedeva scendendo quattro gradini.

Nel 1524 venne costruita una chiesa nuova a fianco dell’oratorio. Nel 1615 venne ampliata e si costruì anche il primo campanile a torre. Attorno al 1650 la chiesetta originaria venne inglobata nel Santuario più grande, che nel 1725 assunse l’aspetto attuale. Nella parete sud sono ancora visibili gli archi del vecchio oratorio.

Purtroppo nel 1938, nell’ambito dei lavori di ampliamento del piazzale venne distrutto l’edificio del fonte miracoloso che sorgeva sul lato sud del santuario. Nei recenti lavori di ripristino (2009) è stata individuata la posizione della fonte, sono state ritrovate le fondazioni ed è tornata alla luce la cisterna per la raccolta dell’acqua. L’area è stata delimitata da una cancellata: un’epigrafe spiega il ritrovamento

L’interno del Santuario è di taglio classico, a tre navate con due file di archi sorretti da pilastri; sopra vi corre una trabeazione che regge la volta a vele. Davanti al presbiterio, sopraelevato e delimitato da una bella cancellata in ferro battuto, l’edicola che racchiude la scena dell’apparizione: la Madonna consegna a Petruccia il velo con tre gocce di sangue. Presente anche una pecorella. Il gruppo è stato realizzato dagli artigiani del legno di Ortisei nel 1964, in occasione del 50° anniversario dell’incoronazione della Madonna, sostituendo quello del 1876 ormai degradato (restaurato, si trova ora nella chiesa della frazione Scullera).

Molto interessante l’antica devozione della “scoperta”. L’immagine della Madonna veniva tenuta nascosta da un velo: il pellegrino chiedeva che venisse “scoperta” cioè resa visibile, il che avveniva poco alla volta, mentre si recitavano preghiere mariane.

Numerose le opere d’arte che abbelliscono il Santuario. Prima fra tutte il bellissimo polittico della Visitazione, posto nella parete dell’abside, realizzato su tavole di legno a tre scomparti: nella parte centrale è raffigurata La visita di Maria a sant’Elisabetta, nello scomparto di sinistra San Giuseppe, in quello di destra San Zaccaria; sopra, una lunetta con l’Eterno Padre circondato da angioletti. La pala (databile a dopo il 1545) è opera di Gerolamo da Santa Croce (1490 ca-1556) nato a San Pellegrino, ma inserito nel mondo artistico veneziano, alla scuola di Gentile e Giovanni Bellini e poi di Cima da Conegliano, dei quali assorbì lo stile. Pittore molto fecondo e ben apprezzato al suo tempo.

Nella navata centrale ammiriamo quattro affreschi attribuiti a Giovanni Brighenti, insigne pittore di Clusone (1784-1861), eseguiti negli anni 1830-35

Sull’altare della navata di destra, dedicato a S. Giovanni Battista, è posta la tela dell’Incoronazione di Maria e i santi Sebastiano e Giovanni Battista (1720 circa). È attribuita ad Antonio Cifrondi (1656-1730), artista di stile tardo-barocco, nativo di Clusone molto attivo nella sua città e in val Seriana.

La pala del corrispettivo altare della navata di sinistra, dedicato a S. Francesco, è di modesto autore. Raffigura Il dono delle stigmate e la presenza, in basso a sinistra, di una Leone di S. Marco indica come alcune famiglie di Oneta avessero stretti rapporti commerciali con Venezia.

L’altare maggiore è tutto in marmo, opera dei Fantoni di Rovetta e reca ai lati due splendidi angeli adoranti scolpiti in marmo bianco di Carrara da Grazioso Fantoni (1713-1798) nel 1760. Come è noto, i Fantoni sono stati un’importante famiglia bergamasca di scultori intagliatori e architetti. Il coro ligneo in noce del 1709 venne eseguito da Giacomo Morzenti di Vertova: è stato restaurato nel 1988.

TAPPA 4 : ONETA SANTUARIO DEL FRASSINO-PARRE

  • Santuario Madonna delle Lacrime Incoronata - Piazza del Santuario, 24028 Ponte Nossa BG

Le origini del Santuario all’ingresso di Ponte Nossa si fanno risalire al 1511, quando alcune pastorelle videro lacrimare l’occhio sinistro della Madonna presente nella Crocifissione attribuita a Giacomo Busca.

Nel pomeriggio del 2 giugno 1511, alcune fanciulle pascolano il loro gregge presso la cappella, chiamata dei Sette Fratelli Martiri, intrattenendosi in giochi. Ad un certo momento, una di loro solleva gli occhi verso l’immagine e vede che il volto della Madonna cambia colore, da pallido a rubicondo e quasi nerastro. Osservando più attentamente, nota che le pupille della Vergine si aprono e si chiudono e che dall’occhio sinistro esce sangue in abbondanza. Poiché l’immagine non è molto alta, la ragazza si avvicina, e con il grembiule terge quelle lacrime sanguigne, anche per assicurarsi se siano reali o soltanto apparenti; il grembiule ne rimane macchiato. Piena di meraviglia, lei rimane estasiata ed ecco una voce soave le dice: «Ai primi che passeranno da questa via, farai osservare questa mia Apparizione, e dirai che te l’ha detto la Beata Vergine, la quale ordina che qui sia fabbricata una chiesa a suo onore, dove farà molte grazie». All’incertezza della ragazza che chiede «Mi crederanno?», la voce risponde «Mostra il grembiule tinto di lacrime»! La lacrimazione continua a lungo, così che i passanti ne sono testimoni. La gente accorre per constatare di persona il prodigio. Tra i tanti, giunge anche un uomo a cavallo, in lacrime, tenendo le briglie tutto tremante, mentre il cavallo, indocile al freno, sta per scappare a rompicollo. Gli astanti lo fermano, aiutano il cavaliere a scendere e lo conducono davanti alla sacra immagine. I documenti riferiscono che quell’uomo, incredulo, diventa improvvisamente cieco, ma pentitosi riacquista la vista. Le testimonianze oculari dei fedeli sono redatte in un documento da pubblico notaio e presentate dal parroco don Gerolamo Donati al Vicario generale del Vescovo di Bergamo.

 Il miracolo condusse presto alla nascita di una Chiesa più grande, consacrata circa sessant’anni dopo. Semplice e severa è la facciata in pietra grigia del Santuario; al suo interno, oltre all’immagine miracolosa all’altare destro, spiccano il polittico cinquecentesco attribuito alla bottega dei Vivarini sull’altare sinistro e un interessante ciclo affrescato dei primi del Novecento in stile preraffaellita. Colpisce anche la presenza della pelle mummificata di un coccodrillo, lunga circa 3 m, sospesa all’inizio della navata destra e qui presente almeno dal 1594. Diverse le leggende fiorite intorno al rettile: si trattava dell’animale ucciso a Rimini da un cavaliere del luogo o forse di un pericoloso infestante delle acque del Serio, catturato e portato in Chiesa come ringraziamento alla Vergine.

Il coccodrillo

L'animale imbalsamato si trova sul fondo della navata destra a lato dell’ingresso nel santuario Madonna delle Lacrime). La “lucertola marina” e la sua originale collocazione sono al centro di numerosi studi, spesso controversi, nei quali giocoforza si incrociano fantasia, leggenda e realtà documentali. Una delle ricostruzioni legate alla presenza dell’animale vuole che nel 1518 tale Bonelli de’ Ferrari, mercante di Premolo, avesse ucciso (o forse semplicemente acquistato) l’alligatore a Rimini, portandolo “per grazia ricevuta” al cospetto della Vergine, che gli diede la forza per colpire l’animale alla gola uccidendolo.

Una seconda ricostruzione, racconta di un antico lago dove a Nossa viveva “un gran lucertolone”, che un giorno stava per inghiottire una madre con un bimbo. La donna in preda alla disperazione implorò la protezione della Madonna: all’improvviso giunse un cacciatore che uccise l’animale, quindi lo imbalsamò e lo portò in chiesa.

Secondo documenti rintracciati negli anni ’80 , si trattava di una sorta di “dono” portato in chiesa dai sindaci della chiesa di S. Maria alla fine del ‘500, e successivamente rimosso. Nel ‘700, ritrovato in soffitta durante lavori di restauro del Santuario e ritenuto legato a un qualche ex voto, il coccodrillo è stato definitivamente ricollocato sul fondo della navata e mantenendo un sostanziale mistero sull’effettiva origine e moltiplicando la curiosità di studiosi e visitatori.

Mangiava solo vergini. E morì di fame

La cultura popolare annovera anche un racconto scherzoso, secondo il quale “un tempo un coccodrillo risaliva il fiume Serio, mangiando solamente vergini. Arrivato a Ponte Nossa morì di fame”.

  • Chiesa della Santissima Trinità - Località Monte Trevasco, 24020 Parre BG

La chiesa della SS. Trinità è situata nel comune di Parre, in val Seriana (provincia di Bergamo). Si erge sulla sommità del monte Cusen (“roccia” nel dialetto Gaì), a 762 metri di altitudine.

Storia

Il primo documento che attesta l'esistenza di questa chiesa fu redatto dal Vescovo Federico Cornar il 22 agosto 1565, in cui viene indicata la presenza sul territorio di una cappella della Trinità. Risulta infatti di quegli anni l'intervento di costruzione di una chiesa in luogo di una preesistente cappella del XIII secolo.

La presenza di un romito, persona dedita alla vita ritirata e solitaria[, permetterà nel tempo il buon mantenimento dei locali della chiesa.

Il campanile con le tre campane è del 1610 in pietra viva, mentre il loggiato in pietra di Sarnico è degli inizi del XVIII secolo, così come l'adiacente casa ora residenza del custode.

Descrizione

 

Porticato esterno lato est

 La chiesa, contrariamente alla maggior parte delle chiese, è rivolta a Nord-Est, in quanto la sua posizione arroccata su roccia non le ha permesso di essere rivolta ad est. Il porticato che la circonda è ricoperto dall'ala del tetto della chiesa stessa, ed è formato da 29 archetti in muratura sostenuti da colonnine poggianti su di un parapetto di cui ben 22 rivolte ad est e visibili dal fondo valle. L'interno è ad una sola navata, suddivisa da lesene in quattro campate coperte da voltini incrociati.

Tra la terza e la quarta campata, sul pavimento in cotto antico, si possono vedere due gradini della precedente chiesa cinquecentesca, tornati alla luce durante i lavori di restauro. La chiesa prevedeva tre porte, sopra la principale vi era la scritta Adorabitis Patrem sulle altre Et pax Christi exulter in cordibus vetris e Nolite contristate Spiritum Sanctum. Nel restauro, intercorso dal 1996 al 2000, ha permesso di riportare alla luce affreschi del XVI secolo, tra cui quello di San Lucio con una fetta di formaggio, una Madonna che allatta il Bambino ed una SS. Trinità

 

Madonna con Bambino nella chiesa della Santissima Trinità-Parre

Tra la terza e la quarta campata, sul pavimento in cotto antico, si possono vedere due gradini della precedente chiesa cinquecentesca, tornati alla luce durante i lavori di restauro. La chiesa prevedeva tre porte, sopra la principale vi era la scritta Adorabitis Patrem sulle altre Et pax Christi exulter in cordibus vetris e Nolite contristate Spiritum Sanctum. Nel restauro, intercorso dal 1996 al 2000, ha permesso di riportare alla luce affreschi del XVI secolo, tra cui quello di San Lucio con una fetta di formaggio, una Madonna che allatta il Bambino ed una SS. Trinità. Il presbiterio, sopraelevato di tre gradini e ristretto rispetto al resto della chiesa, ha il soffitto a botte; sull'arco riconoscibile la scena dell'Annunciazione, mentre sul lato a sinistra una Madonna col Bambino di rara bellezza.